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Epic Games sotto accusa

La grande casa di sviluppo Epic Games è sotto accusa, sembra infatti, secondo quanto riportato da Polygon, sono richieste settimanalmente agli sviluppatori.

Una fonte afferma: “Se una versione del gioco viene rilasciata e c’è una reazione negativa, allora qualcuno in cima alla catena di comando dice: ‘Dobbiamo cambiare questa cosa’, e tutti vengono tolti dalle loro occupazioni e messi al lavoro su questa cosa; tutti devono cancellare gli impegni personali poiché dovranno dare tutto quello che hanno fino a quando il lavoro non è finito. Non c’è mai una fine, però. È perfetto per dare supporto alla community e al pubblico, ma c’è sempre un prezzo.

Infatti, secondo Polygon almeno 100 dipendenti lavorano una media di 70 ore a settimana, mentre altri raggiungono anche le 100 ore.

Tutto deve essere fatto immediatamente”, spiega una fonte, “Non abbiamo il diritto di prenderci del tempo per noi. Se qualcosa si rompe -un arma, per esempio- allora non possiamo semplicemente disattivarla e correggerla con la patch successiva. Deve essere fatto subito, e nel frattempo stiamo anche lavorando alla patch delle prossima settimana. È brutale.

Più la fama del Battle Royale aumentava più lavoro veniva richiesto allo staff.“Siamo passati da avere un mese per prepararci, ad avere solo un giorno, alle volte. Molto spesso era obbligatorio rimanere al lavoro fino a quando non era tutto completo, senza ricevere alcun preavviso. Il marketing aveva fatto una promessa, quindi ci veniva detto che dovevamo farlo.

Non si potevano neanche evitare le ore di lavoro extra perchè se non si facevano queste ore si poteva rischiare addirittura il licenziamento.

La direzione vuole solo persone che sono disponibili. Un senior direbbe: ‘Prenditi altri corpi’. È così che chiamano gli appaltatori: ‘corpi’.”senza gli straordinari non ci sarebbe il mancato rinnovamento del contratto. “Tutti erano costretti a lavorare fino allo sfinimento. Anche i gestori degli uffici e delle strutture. Le uniche persone che possono permettersi di non lavorare di più solo quelli che dicono agli altri di fare gli straordinari.

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